Chiara Zanini

Fernweh di Chiara Zanini

Fernweh

 Fernweh di Chiara Zanini

Anno 2452: una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento.
Anno 2618: Jared e Eleanor, gemelli discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, non accettano di conformarsi all'alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei "devianti", i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. Sarà proprio insieme ai devianti che organizzeranno un folle piano di evasione, verso un futuro lontano dalla prigionia della Cupola; ma niente è come sembra, e una rivelazione terrificante attende Jared ed Eleanor...
"Fernweh", che in tedesco esprime la nostalgia verso luoghi lontani, unisce i temi classici della fantascienza a quelli del genere distopico, attraverso la prospettiva di due giovani in conflitto con una società opprimente e inconsapevoli delle loro stesse radici.

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ISBN: 9788898754212

Nient’altro che un oggetto

di Chiara Zanini

Restare immobile, stesa su quel pagliericcio fin troppo confortevole, le era diventato insopportabile. Così come alzarsi e camminare avanti e indietro, fermarsi e rimettersi seduta. Perfino fissare il soffitto della stanza che le avevano assegnato, troppo bianca e troppo vuota, era un tormento al di là delle sue forze.
Se solo potessi stare un po’ fuori” pensò, cambiando per l’ennesima volta posizione sul giaciglio e tergendosi con il dorso di una mano il sudore che perfino un movimento così fiacco le aveva provocato. Prendere una boccata d’aria e vedere il cielo azzurro sarebbe stato un sollievo. Magari avrebbe potuto concedersi anche il lusso di una passeggiata, per osservare il via vai della gente, elfi, mezzelfi, padroni e schiavi…
Si tirò su di scatto, per quanto le consentiva la sua mole, stringendo le mani a pugno.
Lei non era una persona: era un oggetto. E se solo si fosse azzardata a mettere il naso fuori da lì, le persone che di sicuro la stavano cercando per tutta la città l’avrebbero beccata ancora prima che avesse completato la lunga scalinata in marmo bianco del Tempio.
Inspirò a fondo, cercando di calmarsi. Non era più padrona del proprio corpo; le bastava un nonnulla per farle battere il cuore così forte da rischiare di sfondarle il petto.
Le arrivò alle narici una zaffata dell’odore dell’infuso di silfio, che la calmò. Doveva resistere ancora per un poco. Appena pochi giorni, forse ore, e il suo tormento avrebbe avuto fine.
Si irrigidì quando sentì un paio di voci, nel corridoio di fianco alla sua stanza. Una era quella donna compassionevole che l’aveva accolta come una figlia. Ma l’altro…
Il terrore le ghiacciò ogni muscolo, tanto che non riuscì nemmeno a mettersi in piedi.
L’altro era un uomo.
Ed era venuto a prenderla.
http://wizardsandblackholes.it/?q=storiadiunoscorpione

L'Orologio della Verita' di Chiara Zanini

L'Orologio della Verità

 L'Orologio della Verità di Chiara Zanini - (copertina di Michele Scarpone)

Némilie, una giovane ed ingenua ladra di strada di Parìs, compie un furto che cambierà la sua vita: un prezioso orologio dai poteri sorprendenti. Ma quello che sembrava destinato a fare la fortuna di Némilie si rivela un pessimo affare: l'orologio attira le attenzioni di persone molto potenti e la ragazza è costretta ad una rocambolesca fuga...

Puoi recensire questo libro su Anobii, Goodreads, Bookville e BookLikes.

ISBN: 978-88-99147-11-2
Text trailers:
Se solo sapessi leggere i pensieri della gente (C. Zanini)
Alla Corte del Re (L. Pappalardo)
Cos'è la magia? (C. Cini)
L'Ultima Missione (L. Mencarelli)

Ti prego, Luna

di Chiara Zanini

C’era una tale pace, su quella cresta rocciosa illuminata dalla luna, che Dana, se solo avesse potuto, si sarebbe messa a gridare di gioia, per sentire la sua voce rimbalzare da una parete all’altra delle montagne. Era da tanto che non si sentiva così bene; almeno da quando sua madre si era messa in testa che doveva compiere la cerimonia della Luna, e superare la prova a ogni costo.
Si inginocchiò sulla pietra, osservando il precipizio sotto di lei. Scalare la roccia delle aquile era stato semplice come prendere un respiro, grazie alla magia che imperversava furiosa dentro di lei. Costringere il villaggio ad accettare la decisione che aveva preso, al contrario, sarebbe stato molto più complicato.
Si guardò le mani: in una teneva la boccetta che le aveva dato l’anziana del villaggio, colma fino all’orlo della pozione magica necessaria per completare il rituale, e farla diventare a tutti gli effetti una donna della comunità adatta a procreare. L’odore era così rivoltante che, anche se lo avesse voluto davvero, buttarla giù sarebbe stata un’impresa al di là delle sue forze.
Nell’altra mano, stringeva… nulla. Nient’altro che una manciata di sogni.
Essere diversa dalle altre. Sfuggire dalle grinfie di Waloor, quell’ubriacone cui la sua famiglia l’aveva promessa in sposa. Unirsi al popolo degli Eolin, le magnifiche creature dalla pelle d’oro. Lasciarsi tutto alle spalle, senza rimpianti.
Sollevò la boccetta, guardando fisso il volto etereo della luna.
E la gettò a terra.
Il vetro si frantumò e la pozione si sparse sulla roccia, ma Dana sorrise. Aveva mandato in frantumi la sua stessa vita, eppure non era mai stata tanto orgogliosa di sé.
Si rimise in piedi e giunse le mani. “Ti prego, Luna,” implorò con tutto il fervore di cui era capace. “Ti prego, esaudisci il mio desiderio.”
Qual era il desiderio di Dana?
Se sei curioso, lo puoi scoprire qui: http://wizardsandblackholes.it/?q=gliuominidoro

Se solo sapessi leggere i pensieri della gente

di Chiara Zanini

Némilie si ficcò le mani nelle tasche, lasciando vagare lo sguardo sulla marea di gente. Incredibile: uomini in frac e donne in abiti di seta si mescolavano a una folla di cenciosi, gomito a gomito l’uno con l’altro. Sembrava che l’intera Parìs si fosse raccolta nella piazza, ad ascoltare quel forsennato che tutto a un tratto era salito su una panchina e si era messo a sproloquiare contro il re. Strano solo che lo lasciassero parlare, e che in giro non ci fosse nessun gendarme a tirarlo giù da quel palco improvvisato per appenderlo a una forca.
Fece spallucce, smise di ascoltare: aveva ben altro per la testa. Allungò il collo, per vedere dove si era cacciato Davronche, e ridacchiò tra sé quando lo intercettò, a pochi passi di distanza, mentre adocchiava la borsetta di raso di una riccona, che seguiva il discorso dell’oratore annuendo con tanta enfasi da far ballonzolare su e giù la pappagorgia.
Némilie si raschiò la gola per catturare l’attenzione del suo amico e gli fece un cenno con due dita, indicando un uomo in redingote che era giusto davanti a lei e le dava le spalle: con gli spilloni d’oro con cui teneva ferma la cravatta, che aveva intravisto quando il tizio si era girato a osservare la folla, avrebbero campato per decenni. “Ecco il nostro pollo” pensò, sorridendo tra sé quando intuì che Davronche aveva capito al volo le sue intenzioni.
Fu lui a partire per primo. – Signore? Può dirmi, per favore, chi è quel tipo? – domandò all’uomo con l’aria più innocente del suo repertorio. Straordinario. Quando fingeva a quel modo, sarebbe stato capace di fregare anche sua madre. Se solo avesse saputo chi era.
 – Si tratta di un contestatore del sovrano. Uno che non gradisce i metodi di governo del re – rispose la sua vittima.
Némilie prese un respiro per farsi forza. Si avvicinò all’uomo, fingendo di essere spintonata dalla calca. Fece scattare la mano santa.
Esultò dentro di sé, quando acchiappò entrambi i fermacravatta in un colpo solo.
Ma qualcosa andò storto. L’uomo ruotò su se stesso, l’afferrò per un braccio con tanta forza da strapparle un grido e le fece scattare una manetta intorno al polso.
Oh cielo.” Per un istante, Némilie restò immobile, fissando raggelata il metallo lucido che le pendeva dal braccio.
Davronche s’intromise prima che l’uomo riuscisse a chiudere anche l’altra manetta. Gli pestò un piede con tanta foga da farlo muggire di dolore, la prese per mano e la strattonò via, facendola correre a perdifiato tra uno spettatore e l’altro.
Per San Dismà. Se non fosse stato per lui, sarebbe finita in una cella ancora prima di trovare il fiato per gridare.
Davronche la cacciò in un vicoletto secondario, la costrinse a correre rasente un muro, la spinse in una piazza che, all’opposto della precedente, era deserta. Si guardò un paio di volte dietro le spalle; dovette convincersi che l’uomo non li aveva inseguiti, perché rallentò il passo fino a fermarsi.
Per la miseria. Quello era un gendarme! – eruppe Némilie.
– Già. Travestito da nobile per non farsi scoprire – sibilò Davronche a denti stretti, afferrando le manette e scuotendole un paio di volte con aria contrariata. – Non si fa così, eh! Uno deve presentarsi, prima di arrestarti. No?
Per tutta risposta, Némilie sbuffò.
Se solo sapessi leggere i pensieri della gente” pensò, “mi sarei accorta che quello lì era un poliziotto.”
Ma Némilie lo trovò, un modo per leggere i pensieri della gente.

 Vuoi sapere come? Puoi scoprirlo qui: http://www.wizardsandblackholes.it/?q=orologiodellaverita

 

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