Salvatore Di Sante

Storie di Filibustieri

di Salvatore di Sante

Era un tempo da lupi. Una notte di quelle in cui i marinai a zonzo sulla banchina tirano su la blusa e calzano per bene il berretto di lana, imprecando tra una boccata di pipa e l'altra. I pochi fortunati che possono pagarsi un pasto caldo si rintanano invece in qualche taverna, come «Il tritone ubriaco», per esempio, qui sul molo, a raccontarsi storie di navi fantasma e mostri marini alla luce tremula di una candela.
- Hai sentito cosa va dicendo quella vecchia spugna di John?
- Chi? Il pazzo che gira in mongolfiera?
- Sì lui. Era qui ieri. Mi ha detto che mentre sorvolava l'Isola della Scimmia ha visto col cannocchiale delle cose dell'altro mondo...
L'altro marinaio rise sguaiatamente tracannando rum.
- Cosa? Delle sirene volanti? - esclamò pulendosi la bocca con la manica della camicia.
- No, peggio. Molto peggio! Ascolta bene: enormi gorilla blu, lupi mannari, uomini d'argento... e combattevano, c'era chi fuggiva e lo inseguivano... si ammazzavano... - non riuscì a finire la frase dal ridere.
Di colpo qualcuno piantò un coltello sul tavolo. I due trasalirono, i bicchieri si rovesciarono e la bottiglia rotolò per terra.
- Ah non ci credete, eh?! - li apostrofò il pirata dai lunghi capelli corvini. - John è mio amico e non mente mai. Sono Jake Robinson e ci sono stato su quell'isola. Ed è tutto vero, ve lo posso garantire, l'ho provato sulla mia pelle!
Ai due sembrò di vedere gli occhi del pirata accendersi di una luce sinistra, il volto accennare a deformarsi, la barba farsi sempre più folta e coprente e i canini spuntare dalle labbra, insolitamente lunghi e affilati.

http://www.wizardsandblackholes.it/?q=la_caccia

A volte (raramente) ritornano

di Salvatore di Sante

Ore 19:00

Entrando l'infermiera attenuò l'impeto della camminata.
- Signora, mi spiace, l'orario delle visite è terminato - annunciò a bassa voce.

Laura si voltò appena. - Ancora cinque minuti, per favore...
L'infermiera chinò mestamente il capo in segno d'assenso e richiuse adagio la porta.
In quel cubicolo bianco e asettico, avvolto com'era da garze e gessi, il marito era un bozzolo d'insetto da cui si dipanava una ragnatela di tubicini collegati a macchinari ronzanti.

Ore 16:00

Sentì un tonfo sordo provenire dalla cucina e vi si precipitò ancora in accappatoio.
Il marito era riverso in una pozzanghera di fanghiglia.
-Paolo! - gridò precipitandosi su di lui e girandolo supino. I vestiti strappati scoprivano lembi di pelle con profondi tagli ed escoriazioni, viso e capelli erano imbrattati di sangue.

Ore 13:00

Aveva dato un paio di morsi al panino col prosciutto improvvisato alla bell'e meglio, poi lo stomaco le si era chiuso. Pensava, senza sapere cosa pensare. Suo marito Paolo era scomparso il giorno prima, proprio lì, in cucina. Così, nel nulla, di fronte a lei. Parlavano di cambiare la TV e di punto in bianco lui si era dissolto, come inghiottito dalla frase che stava pronunciando. Senza un rumore, nemmeno una corrente d'aria. La polizia non si sarebbe attivata prima di 48 ore: tante ce ne volevano perché una persona venisse dichiarata scomparsa. Ovviamente aveva mentito, aveva raccontato che non era rientrato dal lavoro.

Ore 20:00

Non era riuscito a dirle nulla, quando l'aveva trovato in cucina era già privo di sensi. Ma ora, rincasando dall'ospedale, Laura notò l'iPhone finito sotto il tavolo. Era sporco di sabbia, col display incrinato. Le balenò un'idea: forse avrebbe trovato qualche risposta. Provò ad accenderlo ma non dava segni di vita. Non era ancora detta l'ultima parola, poteva avere la batteria scarica. Corse in camera a rovistare nel cassetto della scrivania. Eccolo: il cavetto USB per collegarlo al PC!
L'ultima foto era quella di loro due sulle sdraio, nella vacanza al mare. Niente di nuovo. Aprì la cartella Video. Bingo!
Ma cos'era? Il mare... un galeone sullo sfondo... e quello? Un pirata sbucato dritto dritto da un romanzo di Stevenson correva verso l'obiettivo gridando:- Via via!!!
Fissava attonita il monitor del computer. Una figura sfocata, grigiastra e luccicante avanzava sulla spiaggia, in lontananza. Giravano un film?
Le sfuggì un grido: una massa nera, informe, scattò verso lo schermo e per un attimo le sembrò di vedere il muso di un lupo... o forse un volto umano mostruosamente deformato.
Nell'angolo a destra, in piccolo, avrebbe giurato di aver intravisto un gigante blu con quattro braccia. Ma che diavolo era successo?!

Ore 22:00

I macchinari iniziarono a emettere bip sempre più forti mentre sui monitor lampeggiavano cifre impazzite. Due infermiere accorsero trafelate.
- La Caccia! - urlò Paolo scattando a sedere con gli occhi spalancati, strappandosi via qualche tubicino sgocciolante.

Un'ordinaria notte di lavoro

di Salvatore di Sante e Luca Pappalardo

Città di Qadath, Prima Capitale del Regno, Terzo Anello

- Ehi tu, sveglia! - Gordat assestò un calcio a un mendicante accovacciato nel vicolo maleodorante. - C'è il coprifuoco, non puoi stare qui! - berciò il mercenario.
Il vecchio piagnucolò tirandosi sulla testa il saio lacero e coprendosi il volto con le braccia ossute. Gordat imprecò e lo spinse a terra con lo stivale. Torylo gli sputò addosso e si ficcò in tasca i pochi oboli dell'elemosina.
- No, quelli no, vi prego - il vecchio sollevò il busto e protese le braccia verso il soldato che l'aveva derubato. I due ridendo ripresero la ronda come se niente fosse. Balthasar aveva osservato la scena un po' in disparte. Era in momenti come quelli che si ricordava perché far parte della Guardia Cittadina non fosse proprio un punto di forza del suo curriculum vitae. Un manipolo di canaglie che sotto l'egida dei Triumviri sfogavano la propria ferocia sui più deboli. Ma d'altronde era un lavoro pagato, e solo il Dio sapeva quanto le tasche di Balthasar fossero costantemente bucate.
Di certo però non era così che se l'era immaginata, quando si era arruolato. Al tempo in cui Qadath era all'apice del suo fulgore e il futuro non faceva paura, sembrava un lavoro tanto onesto quanto ben pagato. Quanto in fretta cambiano le cose.
- Guarda un po' chi abbiamo qui... - sentì dire a Torylo. Balthasar si accodò ai compagni e notò una figura esile che si tagliava sempre più nitidamente tra la polvere e i vapori che si alzavano dal selciato.
 - Ciao bocconcino - berciò Gordat - che ci fai in giro a quest'ora tutta sola soletta?
Le fiamme delle torce appese lungo le abitazioni illuminarono un volto elfico di rara bellezza.
- Vengo dal Secondo Anello e devo portare una pozione medicamentosa a mio fratello che abita poco distante. - Parlava con voce sommessa, facendo saettare solo di tanto in tanto i penetranti occhi verdi sui volti dei tre soldati. Quando incrociò quello sguardo, Balthasar sentì muoverglisi qualcosa dentro. E per una volta, non solo dentro i pantaloni.
- Eh ma non si può. Durante il coprifuoco, dal tramonto all'alba, a nessuno è consentito gironzolare per il Terzo Anello. Mi spiace dolcezza, legge del Triumvirato. - sorrise beffardo Torylo spogliandola con lo sguardo.
- Devi pagare pegno, zuccherino - sibilò Gordat avvicinandosi e cercando di sfiorarle i capelli. La fanciulla si ritrasse con un balzo ma andò a sbattere sul corpaccione di Torylo che nel frattempo le si era portato alle spalle.
 - Dai ragazzi, direi che per stasera ci siamo divertiti abbastanza...  - si lasciò sfuggire Balthasar, ma senza troppa convinzione.
Torylo l'aveva immobilizzata cingendole il collo con un braccio e con l'altro le palpava brutalmente il seno. La giovane gridava e si dimenava e nella concitazione gli svolazzi della tunica rendevano il gioco ancora più eccitante.
- Tienila! - esclamò Gordat calandosi i pantaloni e afferrandola per i fianchi.
Balthasar osservò la propria mano muoversi verso la spada, ma un bagliore improvviso lo fermò.
 Gordat gridava contorcendosi per terra con le mani sull'inguine; la ragazza con un balzo felino si era liberata dalla presa di Torylo che nel frattempo aveva sguainato la spada.
 - E va bene. L'avete voluto voi. Volete scaldarvi un po'? - intimò la fanciulla plasmando un altro globo incandescente con rapidi e sapienti movimenti delle mani.
 - Arti Arcane. Hai capito l'innocente fanciulla. - pensò Balthasar, che già simpatizzava con la fuorilegge.
L'Elfa scagliò la palla di fuoco contro Torylo, ma quello si abbassò prontamente, rimediando solo una leggera bruciatura all'orecchio.
 - Adesso la paghi! - Nel frattempo l'altro si era rialzato e brandiva la sua mazza ferrata. La giovane tirò fuori dalla tasca un barattolino con una mosca.
- Sanĝoj formon batalanto (1) - recitò. In un cozzare di placche metalliche l'insetto si tramutò in una possente armatura dal cui pentolare fiammeggiavano due iridi rossastre. Il mostro ingaggiò battaglia con Gordat vibrando fendenti sovrumani, ma era molto lento e la sua scimitarra andava sempre a vuoto. Stanco di schivare Gordat cercò di parare il colpo ma non fu un'idea brillante: lo scudo andò in frantumi in una miriade di schegge e la forza d'urto lo scaraventò a terra, facendogli perdere conoscenza.
Balthasar seguiva la scena senza intervenire, incerto su come sentirsi. Nel frattempo Torylo era scampato a un altro attacco di fuoco; sacrificando il suo scudo si era gettato sulla fanciulla ed era riuscito a prenderla per il collo. Il soldato stringeva, l'Elfa si piegò sulle ginocchia gemendo. Nello stesso istante anche il cavaliere-mosca barcollò e cadde a terra. L'incantesimo perdeva efficacia.
- Puttana! - sibilò Torylo - Adesso muori!
Fu l'ultima cosa che disse, dato che un attimo dopo qualcosa lo colpì alla nuca con violenza inaudita, facendolo crollare a terra come un sacco di patate.
La donna, liberata dalla stretta dell'uomo, si ritrovò a fissare con occhi stupiti il suo inatteso salvatore. Fermo di fronte a lei, con la spada ancora levata in alto, Balthasar sospirò, per poi farle l'occhiolino.
- Dovrò inventarmi qualcosa di davvero originale, questa volta. -
L'elfa, alzatasi in piedi, gli sorrise.
- Non sei esattamente un soldato modello, vero? - mormorò.
- E tu non sei esattamente una giovane indifesa. Facciamo una bella coppia io e te, no?
L'espressione di lei tornò ad un certo sospetto, e già alzava una mano in aria, ma Balthasar si affrettò ad indietreggiare.
- Ehi, rilassati, scherzavo. Per stanotte avrò abbastanza problemi. Su, vola via prima che questi due si riprendano. - Lei restò ferma per un po', incerta. Poi si voltò.
- Grazie, soldato – disse semplicemente, sparendo di nuovo nel buio da dove era venuta.
- Nemmeno un bacio. Ecco che ci guadagno a fare l'eroe – si disse Balthasar con amarezza, scuotendo la testa. Quindi si stese a terra e chiuse gli occhi, iniziando a ragionare su quale favola avrebbe raccontato ai suoi compagni una volta rinvenuti. Non gli sarebbe certo venuto difficile. Sbadigliando, pensò che in fondo quella notte gli era andata bene: con la scusa di fingersi svenuto, si era guadagnato qualche minuto di sonno meritato.
La vita della Guardia Cittadina, imprevisti a parte, non era poi così male.

Le avventure di Balthasar continuano su: http://wizardsandblackholes.it/?q=storiadiunoscorpione

(1) Formula magica in Esperanto. Significa: «Cambia forma in guerriero.»

 

Un bizzarro caso clinico

di Salvatore di Sante

Il dottor Spynes meditava sulle annotazioni in attesa del paziente. La pipa e le sopracciglia aggrottate erano il suo marchio di fabbrica per i casi più insoliti.

Matt Spencer, 15 anni, Southampton. Allucinazioni visive (sottolineato tre volte), deliri e costrutti paranoici.

Tirò una lunga boccata e soffiò un tremulo anello di fumo.

Che fosse schizofrenico? Pareva proprio un adolescente come tanti. Poca voglia di studiare, qualche birra e qualche spinello d'accordo, ma niente di che... A parlarci sembrava lucido: i pazzi hanno uno sguardo diverso, e lui ne aveva visti, in trent'anni di professione.
Genitori morti in un incidente aereo tre mesi prima. Una sorella di due anni più grande. E poi quel Michael...

Appoggiò delicatamente gli occhiali sulla scrivania e sospirando si massaggiò le tempie.

Michael (sottolineato e con un punto interrogativo a fianco), il tutore, un tipo strano, poco più grande della sorella... forse un po' troppo giovane per fare il tutore. Che le fantasie del paziente fossero dovute al trauma della perdita dei genitori? Possibile. Anche se i rapporti coi compagni di classe e con Hope, la sorella, andavano bene. E poi quel sogno.

Matt aveva riferito di aver sognato la morte dei genitori, il disastro aereo. Un sogno premonitore, insomma. Ansie e paure rimestate dall'inconscio che poi le vomita nei sogni e che qualche volta, per pura coincidenza, sfociano nel reale. Ma tutti quei particolari: le scritte sulla carlinga, la descrizione dei passeggeri e dei loro dialoghi. Tutto combaciava con le registrazioni della scatola nera e con le fotografie associate all'elenco passeggeri.
- Dottore, Matt Spencer è arrivato - gracchiò l'interfono.
Spynes diede una rapida occhiata all'orologio.
- Può farlo entrare, Martha, grazie. - Ripose la pipa nel cassetto e raccolse ordinatamente i fogli degli appunti, battendoli sulla scrivania nell'istante preciso in cui il ragazzo faceva capolino sulla porta.
- Ciao Matt, in perfetto orario. Accomodati pure sul lettino che iniziamo subito.
- Buongiorno - bofonchiò stancamente il giovane avviandosi verso il consueto giaciglio terapeutico.

- Allora: come stai oggi, che mi racconti?
Matt provava varie pose, intrecciando mani e piedi.
- Dunque... - fece per continuare ma le parole gli morirono in gola.
D'accordo, pensò. Basta, ci vado giù duro.
- Mio padre è uno stregone e suo fratello Lucas, un mutaforma, ce l'ha con lui perché vuole la Chiave del Sacro Cancello per il mondo della Magia. Ecco, l'ho detto. - sciorinò tutto d'un fiato. - Tanto lo so che non mi crede.
Nello studio calò il silenzio. Il dottor Spynes fece un colpo di tosse poi attaccò:- Cosa intendi per mutaforma?

Un tonfo sordo di lamiere accartocciate li fece sobbalzare.
- Eccolo! Quello! - esclamò Matt scattando a sedere e indicando fuori dalla finestra.
Il dottore deglutì, non credeva ai propri occhi: un drago mostruoso con la testa d'aquila era appollaiato sui rottami della sua Bentley e guardava nella loro direzione.
- Lucas, suppongo... - bisbigliò Spynes.
Matt annuì lentamente, gli occhi sgranati.

La storia di Matt su Never let me go

Rapina in Banca

di Salvatore di Sante

Sonigull, Cassa di Risparmio del Cibo, anno 2274

Mentre aspettavano in fila, la piccola Rose osservava divertita gli ologrammi delle piante ornamentali, mentre gli assistenti indirizzavano i clienti ai vari reparti gastronomici.
- Stasera tesoro mangiamo tante cose buone. Niente roba finta. - sorrise Anne.
- Perché mamma? - domandò Rose aggiustandosi gli occhiali fucsia.
- Stasera è l'anniversario mio e di papà.
- Cos'è un annivesario? Un compleanno?
- Una specie. Io e papà festeggiamo dieci anni che ci siamo conosciuti.
Rose si mise perplessa a contare sulle dita, poi dopo un po' esclamò raggiante: - Allora io sono nata cinque anni più tardi!
- Esatto tesoro, brava!
Controllando la tessera di credito, nel portafoglio Anne notò una foto di loro due, quel giorno di dieci anni fa. Pensava di averla gettata. I loro volti sorridenti e vicini in primo piano, col tramonto sullo sfondo. Gordon con la zazzera bionda spettinata dal vento e gli occhi azzurri così penetranti.
Dalla grande vetrata d'ingresso, alzando lo sguardo Rose poteva vedere le file ininterrotte di volomobili che attraversavano il cielo come tante formiche in processione. E molto più in alto sfrecciavano le navicelle spaziali, poco più grandi di un puntino.
- Mamma, andiamo con papà a fare un giro con le navic...
D'improvviso la parete franò in una pioggia di schegge e con un boato il muso imponente di un blindato invase la stanza. Ne scesero due energumeni col volto coperto da tessuto dissimulatore (che in quel caso proiettava maschere da clown); indossavano elmetti antiradiazioni ed erano armati di smaterializzatori laser.
Il personale agli sportelli azionò subito gli scudi magnetici e una richiesta d'intervento fu automaticamente inoltrata alla più vicina stazione di polizia.
In preda al panico, i clienti impietriti iniziarono a gridare; uno dei malviventi fece rotolare sul pavimento una granata a interferenza sinaptica.
Tutti caddero tenendosi la testa, contorcendosi o tremando. Una signora anziana schiumava dalla bocca battendo spasmodicamente il bastone sul pavimento di marmo.
Solamente la piccola Rose rimase in piedi. Spaventata ma non stordita. Era affetta da una rara anomalia della PMP22 (1), come riferirà in seguito Gordon alle autorità. Vedeva sua mamma a terra, sofferente, senza rendersi conto di quel che accadeva. Si avvicinò al clown più vicino per chiedergli spiegazioni ma quello senza battere ciglio la polverizzò. Anne vide i pantaloncini rossi e la maglietta a righe viola afflosciarsi sopra i sandaletti di cuoio. La bambina che c'era dentro sparita. Della figlia rimaneva una colonnina di fumo nero.
Trasfigurata dalla disperazione scattò in piedi e si lanciò come una furia sull'assassino che aveva ancora il fucile puntato.
-Nooo!!! Maledetto! - gridò con le lacrime agli occhi avventandoglisi contro.
Il delinquente senza esitare sparò una seconda volta.

Quella sera Gordon stava guardando l'ologiornale come al solito. Ma qualcosa dentro di lui si ruppe. Quella sera un cittadino fino a quel momento irreprensibile saltò la barricata e decise di diventare uno spietato criminale. Succede, quando sei a casa che pregusti una squisita cenetta non sintetica e scopri invece che un balordo ti ha appena ammazzato moglie e figlia.

La storia di Gordon su Pena d'Esplorazione

 

(1) Proteina della mielina periferica 22. La mielina è una sostanza di natura lipoide che avvolge gli assoni dei neuroni formando la fibra nervosa.

Pages