La Caccia
Ufo a Casa Robinson
di Salvatore Di Sante
Castello dei Robinson, Tenuta di Greenwood, nei pressi di Londra, anno 1730
Jake alzò gli occhi dal tomo polveroso, annusando l'aria che con una folata aveva fatto irruzione nella monumentale biblioteca. I suoi sensi si acuirono all'unisono, in allerta. Nello stesso istante la moglie Eva spalancò la porta folgorandolo con un'occhiata carica di apprensione. Si scambiarono un cenno d'intesa e uscirono in giardino. Il cielo era sgombro, il sole splendeva alto e una brezza delicata accarezzava le chiome degli ontani e delle querce.
- Lassù! - gridò a un tratto Jake, mentre la trasformazione esasperava il prognatismo in un mostruoso fiorire di zanne e artigli.
Un velivolo di forma ovoidale, d'argento splendente, calò in un baleno emettendo appena un leggero ronzio.
Le pupille di Jake si contrassero per mettere a fuoco la minaccia incombente, le iridi gialle erano iniettate di sangue.
Anche sua moglie aveva assunto fattezze ferine e ringhiava sommessamente. Ai lati dell'oggetto volante spuntarono due piedistalli e il disco si posò sull'erba con uno sbuffo di vapore biancastro.
Un'apertura rettangolare comparve sibilando e uno scivolo d'acciaio si compose pezzo per pezzo fino a toccare terra.
I due licantropi erano carichi di tensione, i muscoli guizzanti e la pelliccia crepitante di cariche statiche. Due imponenti figure blu si stagliarono nel vano del portello.
Jake ed Eva si abbassarono leggermente, caricando la spinta sulle zampe posteriori, le narici sbuffanti e gli artigli pronti a lacerare. Man mano che i misteriosi visitatori scendevano lungo la rampa Jake riconosceva un che di familiare.
- Che razza di mostri sono mai questi?! - pensò Eva. - Sembrano degli enormi gorilla con la testa d'elefante ma la pelle è squamosa e hanno quattro braccia e quattro gambe...
Il più alto dei due premette un bottone sul collare dell'armatura e iniziò a parlare. Indossava un mantello rosso contornato di pelliccia e una corona incastonata di gemme.
Jake era tornato rapidamente alle sembianze umane. Questo tranquillizzò Eva che fece lo stesso.
- Salute a voi Terrestri, mi esprimerò nella vostra lingua. Sono Axior, sovrano di Aireon, e questi è la mia guardia del corpo, Valior. Vengo per conto del capitano Liar e del tenente Sennar. Mi risulta che li abbiate conosciuti.
Eva guardò Jake che annuì col capo. - Durante la Caccia, - le bisbigliò.
- Non me l'avevi mai detto... - brontolò la moglie.
- Abbiamo combattuto assieme, maestà. Sono stati degli eroi. Purtroppo non ce l'hanno fatta, - esclamò Jake.
- Lo so. Ho visto tutto collegandomi alla loro astronave: il sistema di monitoraggio era rimasta intatto nonostante lo schianto. Anche voi, signor Robinson, vi siete battuto valorosamente. Le videocamere hanno ripreso tutto ciò che accadde su quell'isola. Avete aiutato e sostenuto i miei due sudditi con tutte le forze, fino all'ultimo. E per questo voglio ricompensarvi. Accettate, vi prego, oltre alla più piena gratitudine, mia e del mio popolo, questo omaggio.
Fece un cenno a Valior che consegnò con disinvoltura a Jake un blocco di un metro per due. Al sole rifletteva un bagliore accecante e pesava talmente tanto che se il pirata non fosse stato un licantropo sarebbe sprofondato fino alla cintola nel terriccio del giardino.
- So che questo metallo sul vostro pianeta è considerato molto prezioso. Su Aireon ne abbiamo in quantità e non ce ne facciamo nulla. Da voi è chiamato... «oro», dico bene? La pronuncia è corretta?
- Dite bene, eccome se dite bene, maestà! - esultò Jake con gli occhi che luccicavano più di quel tesoro. - Ti rendi conto, moglie mia? E' più di quanto abbia messo insieme in una vita intera da filibustiere!
Visita ai nonni
di Salvatore di Sante
Tenuta di Greenwood, nei pressi di Londra, anno 1756
Jake era intento a caricare la pipa. Dopo cena era il suo rito propiziatorio per una bella dormita. Pressava dolcemente il tabacco, avendo cura di lisciarne lo strato nella maniera più perfetta possibile. Sua moglie Eva aveva spento il fuoco e stava sganciando il calderone dello stufato, quando bussarono al portone del castello.
Si scambiarono uno sguardo interrogativo e perplesso. Jake posò la pipa. - Tu resta qui, - disse staccando dalla parete una scimitarra e avviandosi. Chiunque fosse, com'era arrivato al portone? Come aveva superato il cancello?
- Ciao mamma, - le sorrise Katherine facendo il suo ingresso.
- Guarda chi ti ho portato... - esclamò Jake alla moglie, tenendo in braccio una graziosa bimbetta dai boccoli color grano e dai grandi occhi scuri.
- Ho piegato le sbarre del cancello, sai nonno, - esultò Maddy.
- Coi poteri della mamma? - chiese Jake divertendosi a pungerle il visino con la barba ormai quasi del tutto bianca.
- Nooo... - si schermì la piccola allontanando divertita le guance abrasive del nonno, - con le mani...
- Ah birbantella, allora mi hai rotto il cancello eh... - tuonò Jake in tono scherzoso.
- Dopo l'ho rimesso a posto, nonno - dichiarò Maddy orgogliosa dell'impresa.
Katherine accarezzò dolcemente la guancia della figlia.
- Hai fatto bene a passare figliola, - le disse Eva smettendo le faccende, - è un pezzo che non ci si vede.
- Nonno nonno raccontami una storia! - esclamò Maddy dondolando in braccio a Jake.
- Voleva assolutamente una storia, - sussurrò Katherine alla madre, - sono dovuta passare per forza, - sorrise.
Maddy nel frattempo si era divincolata dall'abbraccio del nonno e saltata giù lo aveva trascinato nella camera da letto per estorcergli qualche racconto avventuroso.
- Come sta la piccola, tutto bene? - domandò Eva a Katherine una volta rimaste sole. A parte qualche ruga appena accennata e vaghi sprazzi grigi tra i ricci fluenti, Eva era ancora una donna molto attraente, pensò Katherine specchiandosi negli stessi occhi verdi della madre.
- Alla sua età i miei poteri non erano così forti, - disse Katherine.
- Si è mai trasformata con la luna piena?
- No. Credo che non abbia bisogno di cambiare aspetto. E' già fortissima e molto agile.
- Le generazioni che passano... la natura che affina la sua opera... - rifletté Eva. - Lui si è più fatto sentire? - chiese poi in tono sommesso.
Katherine scosse la testa sospirando.
- Non è da tutti accettare una cosa del genere, - disse Eva. - A Maddy hai detto niente?
- Le ho detto che il babbo è in giro per mare, come faceva da giovane il nonno.
- E lui sa niente di Maddy?
- Katherine fece ancora segno di no con la testa.
- Forse ne avrebbe il diritto, non credi? E' pur sempre sua figlia... - buttò lì Eva timidamente.
- Maddy non ha bisogno di un padre così. Di un vigliacco! - sbottò Katherine. Se ne pentì subito e gettò l'occhio in direzione della camera dov'erano sua figlia e suo padre.
- Dai Kat... non so quanti sarebbero stati capaci di...
- Non gli ho detto che ero incinta. Non ho fatto in tempo: è sparito non appena gli ho confidato di me. Be' meglio così. Non lo voglio un codardo. Io e la mia bimba stiamo bene anche da sole. Adesso cambiamo discorso: voi come state?
- Cosa vuoi figlia mia... gli anni passano. Cominciamo a essere vecchiotti. Ma va bene, non ci lamentiamo. La licantropia aiuta a mantenersi sani!
Risero insieme, prendendosi le mani.
- Chissà cosa combinano quei due di là... - scherzò Katherine.
- Jake va matto per Maddy. Ogni volta che sta con lei si illumina, ringiovanisce a vista d'occhio, - disse Eva.
- C'era una volta, - iniziò Jake seduto sul letto, - venti miglia a sud-est dell'isola di Tortuga, lungo una rotta poco battuta dalle navi mercantili, una lussureggiante isoletta che i bucanieri di tutto il mondo avevano eletto a loro covo... - Maddy lo ascoltava rapita, seduta sulle sue ginocchia. - Decine di velieri vi salpavano coi cannoni scalpitanti, per farvi poi ritorno con le stive ricolme di spezie e preziosi...
- Cosa sono i bucanieri?
- E’ un altro nome per dire “pirati.”
- Come te nonno...
- Esatto piccolina. Allora, la vuoi sentire questa storia?
- Ci sono i mostri?! - domandò Maddy elettrizzata.
- Ci sono grossi scimmioni blu, lupi grandi grandi... e anche uomini d’acciaio.
- E sono cattivi?
- Molto cattivi!
- Bello! Dai nonno, racconta racconta!
- D’accordo. Ecco qui, piccolina: http://www.wizardsandblackholes.it/?q=la_caccia
- Ti è piaciuta la favola Maddy? - le chiese alla fine.
- Sì nonno, molto! Raccontamela ancora una volta!
- Per stasera basta, che si è fatto tardi e tu e la mamma dovete tornare a casa. Ma voglio dirti un segreto. Lo sai tenere un segreto, vero Maddy?
La piccola sgranò trepidante gli occhioni e si affrettò a fare sì con la testa.
Jake la fissò benevolo, per aumentarle ancor di più la curiosità. Poi si guardò intorno come per accertarsi che nessuno ascoltasse. Alla fine le si avvicinò e le sussurrò:- Non è una favola, è tutto vero. E quel pirata, il protagonista della storia, sono io.
Volando col vecchio John
di Salvatote di Sante
Ronfava supino nella gondola, con la bottiglia di gin stretta in mano. Il cielo e il sole erano degni di una tela impressionista ma il vecchio John, inciuccato com'era, si perdeva beatamente lo spettacolo.
Come al solito toccava al fedele pappagallo Polly occuparsi del volo. John gli aveva insegnato a tirare la corda per sprigionare il fuoco e così, escursione dopo escursione, l'arguto pennuto era diventato un maestro nel gonfiare il pallone al momento giusto ed evitare che si schiantasse contro qualche montagna. Va detto, a onor del vero (di modo che Polly non si monti troppo la testa), che gli ordini da seguire non erano dei più complessi: l'affezionato padrone si raccomandava solo di mantenere integri il pallone variopintamente rattoppato e i suoi occupanti fino al risveglio del suddetto dalla quotidiana e inevitabile sbronza d'alta quota.
E come ogni giorno da mesi ormai, Polly stava facendo un lavoro egregio.
- Dobloni d'oro... corona incastonata di diamanti... - farfugliava John dimenandosi ogni tanto tra gli sbuffi e il russare; perché prima che l'ottuagenario John andasse in fissa con la mongolfiera, anche lui era stato un lupo di mare. Un pirata, per la precisione. Il classico filibustiere con tanto di tricorno, camicia sborsante, pantaloni a righe e scimitarra a penzoloni nella fusciacca; uno dei tanti che nel diciottesimo secolo aveva sperato e tentato di far fortuna cavalcando i flutti tra un arrembaggio e l'altro.
Il vecchio John stava appunto sognando un condensato dei suoi più ardenti desideri giovanili: un'ingiallita mappa del tesoro, un'isola sperduta e incantevole, un forziere sotterrato e una bella indigena in una capanna di palme.
Purtroppo la fortuna non aveva arriso al vecchio John e i suoi anni da pirata li aveva passati più che altro dietro le sbarre di qualche fatiscente prigione, in isole sì sperdute ma per nulla incantevoli.
Al povero John, miracolosamente giunto alla vecchiaia ma consumato da peripezie e vicissitudini prima e da frustrazioni, rimpianti e alcol poi, non restò che trovare un porto sicuro in una gioiosa infermità mentale a spasso tra le nuvole. Così radunò tutto quanto la sua carriera piratesca gli aveva fruttato e comprò una logora mongolfiera di seconda mano e un pappagallo parlante, lasciando da parte il necessario per rum, whisky e gin.
- Capitano capitano, guerra! - John si riscosse al gracchiare furibondo di Polly. Si rimise in piedi a fatica, rischiando più volte di volare di sotto.
Si stropicciò a lungo gli occhi finché non intravvide la grande testa di scimmia sul monte.
- Guerra guerra, Isola della Scimmia! - continuava a starnazzare Polly.
Incuriosito da uno strano bagliore accesosi tra la boscaglia, John allungò il cannocchiale e mise a fuoco, tenendosi precariamente in equilibrio.
- Per mille sargassi, Polly! - mormorò. - Che stregoneria è mai questa?!
Per un attimo pensò che fossero le allucinazioni di un ubriacone, così tolse l'occhio dalla lente, si risedette, fece due tre respiri profondi e rimase accucciato per qualche minuto.
Polly continuava a sirene spiegate, con gran spolvericcio di piume blu e rosse.
Si rialzò tenendosi questa volta saldamente al parapetto e inforcò di nuovo il cannocchiale.
Guardò e guardò ancora. Deglutì e continuò a guardare. Là sotto stava succedendo qualcosa di terribile. E là in mezzo, da qualche parte, doveva esserci anche il suo amico Jake.
http://www.wizardsandblackholes.it/?q=la_caccia
Storie di Filibustieri
di Salvatore di Sante
Era un tempo da lupi. Una notte di quelle in cui i marinai a zonzo sulla banchina tirano su la blusa e calzano per bene il berretto di lana, imprecando tra una boccata di pipa e l'altra. I pochi fortunati che possono pagarsi un pasto caldo si rintanano invece in qualche taverna, come «Il tritone ubriaco», per esempio, qui sul molo, a raccontarsi storie di navi fantasma e mostri marini alla luce tremula di una candela.
- Hai sentito cosa va dicendo quella vecchia spugna di John?
- Chi? Il pazzo che gira in mongolfiera?
- Sì lui. Era qui ieri. Mi ha detto che mentre sorvolava l'Isola della Scimmia ha visto col cannocchiale delle cose dell'altro mondo...
L'altro marinaio rise sguaiatamente tracannando rum.
- Cosa? Delle sirene volanti? - esclamò pulendosi la bocca con la manica della camicia.
- No, peggio. Molto peggio! Ascolta bene: enormi gorilla blu, lupi mannari, uomini d'argento... e combattevano, c'era chi fuggiva e lo inseguivano... si ammazzavano... - non riuscì a finire la frase dal ridere.
Di colpo qualcuno piantò un coltello sul tavolo. I due trasalirono, i bicchieri si rovesciarono e la bottiglia rotolò per terra.
- Ah non ci credete, eh?! - li apostrofò il pirata dai lunghi capelli corvini. - John è mio amico e non mente mai. Sono Jake Robinson e ci sono stato su quell'isola. Ed è tutto vero, ve lo posso garantire, l'ho provato sulla mia pelle!
Ai due sembrò di vedere gli occhi del pirata accendersi di una luce sinistra, il volto accennare a deformarsi, la barba farsi sempre più folta e coprente e i canini spuntare dalle labbra, insolitamente lunghi e affilati.
A volte (raramente) ritornano
di Salvatore di Sante
Ore 19:00
Entrando l'infermiera attenuò l'impeto della camminata.
- Signora, mi spiace, l'orario delle visite è terminato - annunciò a bassa voce.
Laura si voltò appena. - Ancora cinque minuti, per favore...
L'infermiera chinò mestamente il capo in segno d'assenso e richiuse adagio la porta.
In quel cubicolo bianco e asettico, avvolto com'era da garze e gessi, il marito era un bozzolo d'insetto da cui si dipanava una ragnatela di tubicini collegati a macchinari ronzanti.
Ore 16:00
Sentì un tonfo sordo provenire dalla cucina e vi si precipitò ancora in accappatoio.
Il marito era riverso in una pozzanghera di fanghiglia.
-Paolo! - gridò precipitandosi su di lui e girandolo supino. I vestiti strappati scoprivano lembi di pelle con profondi tagli ed escoriazioni, viso e capelli erano imbrattati di sangue.
Ore 13:00
Aveva dato un paio di morsi al panino col prosciutto improvvisato alla bell'e meglio, poi lo stomaco le si era chiuso. Pensava, senza sapere cosa pensare. Suo marito Paolo era scomparso il giorno prima, proprio lì, in cucina. Così, nel nulla, di fronte a lei. Parlavano di cambiare la TV e di punto in bianco lui si era dissolto, come inghiottito dalla frase che stava pronunciando. Senza un rumore, nemmeno una corrente d'aria. La polizia non si sarebbe attivata prima di 48 ore: tante ce ne volevano perché una persona venisse dichiarata scomparsa. Ovviamente aveva mentito, aveva raccontato che non era rientrato dal lavoro.
Ore 20:00
Non era riuscito a dirle nulla, quando l'aveva trovato in cucina era già privo di sensi. Ma ora, rincasando dall'ospedale, Laura notò l'iPhone finito sotto il tavolo. Era sporco di sabbia, col display incrinato. Le balenò un'idea: forse avrebbe trovato qualche risposta. Provò ad accenderlo ma non dava segni di vita. Non era ancora detta l'ultima parola, poteva avere la batteria scarica. Corse in camera a rovistare nel cassetto della scrivania. Eccolo: il cavetto USB per collegarlo al PC!
L'ultima foto era quella di loro due sulle sdraio, nella vacanza al mare. Niente di nuovo. Aprì la cartella Video. Bingo!
Ma cos'era? Il mare... un galeone sullo sfondo... e quello? Un pirata sbucato dritto dritto da un romanzo di Stevenson correva verso l'obiettivo gridando:- Via via!!!
Fissava attonita il monitor del computer. Una figura sfocata, grigiastra e luccicante avanzava sulla spiaggia, in lontananza. Giravano un film?
Le sfuggì un grido: una massa nera, informe, scattò verso lo schermo e per un attimo le sembrò di vedere il muso di un lupo... o forse un volto umano mostruosamente deformato.
Nell'angolo a destra, in piccolo, avrebbe giurato di aver intravisto un gigante blu con quattro braccia. Ma che diavolo era successo?!
Ore 22:00
I macchinari iniziarono a emettere bip sempre più forti mentre sui monitor lampeggiavano cifre impazzite. Due infermiere accorsero trafelate.
- La Caccia! - urlò Paolo scattando a sedere con gli occhi spalancati, strappandosi via qualche tubicino sgocciolante.