Il Ciondolo

di Marco Barbaro

Frankie rimirò attentamente il ciondolo.
Le sue belle trame dorate e i ghirigori del prezioso metallo, quasi nascondevano la piccola fessura al centro, in cui bastava infilare la punta di uno spillo perché d'incanto apparisse un orifizio conosciuto. Un connettore stereo.
Canaglia di un Jack. Questo gingillo é degno di una spia!
Frankie indossò gli auricolari, ma mentre volgeva le spalle al portone barrato del gigantesco ponte, improvvisamente avvertì dentro di sé un grande senso di vuoto e di angoscia.
Forse perché non sapeva dov'era l'amico o forse perché il silenzio che era calato d'improvviso nella vallata era qualcosa di realmente opprimente.
All'unisono era come se tutti gli uccelli, i grilli, i gufi, i lupi, ma persino lo scrosciare dei torrenti, gli scricchiolii dei rami, e i mille echi della montagna fossero stati zittiti tutti d'un colpo.
Ma chi? O da cosa?
Roba da farmi andar via di matto, pensò Frankie rabbrividendo e soppesando il gioiello.
In quella quiete improvvisa quanto innaturale un trillo, proveniente dalla radio del Grand Cherokee, sembrò riportarlo per un attimo alla normalità.
"Centrale? Siete voi? Qui non ho trovato nulla. Passo."
Dall'altro capo della conversazione seguì una voce disturbata da un suono stridente e assordante.
Qualcosa che lo fece ripiombare in un senso di smarrimento assoluto.
Non tanto per il timbro che senza ombra di dubbi gli ricordava Jack, né tantomeno perché tutto intorno la tetra vallata sembrò rianimarsi subito dopo, guidata da un interruttore invisibile.
Gli parve di udire grida, echi di richiami gutturali, che sembravano voler rispondere alla sua domanda iniziale.
Quasi a burlarsi di lui, che ora tremava senza contegno, mentre ripensava a ciò che gli pareva di avere appena udito tra uno scroscio e l'altro della comunicazione.
"Aiutami Frankie... solo pochi passi per favore... trova un modo per oltrepassare quel ponte..."
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