La bambinaia
di Laura Cazzari
L’anziana signora si avviò barcollando verso la piazza del mercato, appoggiata al suo immancabile bastone, colonna e sostegno della sua vecchiaia. I piedi ormai malfermi avevano fatto bene il loro dovere ai tempi della sua giovinezza, ma ultimamente, ogni tanto la coglievano in fallo.
Si avvicinò alla bancarella della frutta e adocchiò subito delle splendide mele rosse.
- Buongiorno Susan, sono dolci le tue mele? – chiese alla commerciante, una donna corpulenta dal sorriso facile.
- Dolcissime, nonna – e, dicendo questo, gliene porse un pezzo come assaggio.
L’anziana portò alla bocca il frutto e lo assaporò da vera intenditrice. Il succo dolce le riempì la gola e soddisfatta ne comprò una buona quantità.
Di ritorno a casa ripassò a mente la ricetta della torta di mele ereditata dalla madre e le venne già un languorino pensando al dolce che da lì a poco avrebbe sfornato. Le sue doti di cuoca venivano molto apprezzate quando ancora lavorava e in particolare le sue torte facevano impazzire i bambini di cui si occupava.
Fare la bambinaia l’aveva fatta invecchiare prima del tempo. Così raccontava a tutti ricordando quanto era difficile occuparsi di quelle piccole pesti, ma subito dopo si pentiva di aver anche pensato una frase del genere. Lei aveva amato profondamente ogni bambino che aveva accudito. La vita non le aveva concesso il dono di un figlio tutto suo e quindi si era legata ad ogni infante che le era stato affidato. Aveva donato una parte di sé ad ogni bambino e vedendoli crescere e farsi grandi era orgogliosa del lavoro che aveva svolto con loro.
Il lato negativo del suo lavoro era il fatto che, quando i bambini diventavano grandi abbastanza da dover essere educati a seguire le orme dei genitori, venivano tolti alle sue cure.
Per lei era straziante vedere che molte volte i suoi bambini, incrociandola nei corridoi, non le rivolgevano altro che un cordiale sorriso di circostanza. Il suo cuore in quei momenti soffriva così tanto che temeva di non riuscire più ad affezionarsi a nessun altro infante. Poi, tutte le volte, accadeva che, non appena le mettevano in braccio un altro bambino, il suo cuore guariva magicamente da quelle ferite e si riempiva nuovamente d’amore.
A volte, però, succedeva anche che alcuni dei suoi bambini le rimassero affezionati, anche una volta diventati adulti e, spesso, la cercavano ancora per chiedere un suo consiglio e per raccontarle le loro disavventure.
Erano questi i momenti che preferiva, l’intimità che può crearsi tra una bambinaia e un suo infante diventato adulto è un’amicizia profonda come il solco dell’aratro che accoglie in nuovo seme in attesa del germoglio.
Da quando si era dovuta ritirare dalla sua professione, perché le sue braccia non riuscivano più a reggere il peso di un neonato e la sua schiena non le permetteva più di chinarsi e raccogliere i giochi, si era sistemata in una piccola ma accogliente casetta nel villaggio e si guadagnava da vivere mettendo in pratica le sue doti di sarta.
Da allora raramente i suoi pupilli venivano fino a lì a farle visita, ma non mancavano mai di mandarle qualche lettera, raccontandole le loro giornate, che lei amava leggere alla sera al lume di candela prima di addormentarsi.
Tornando verso casa l’anziana signora si fermò a riposare su un muretto e ad ammirare il paesaggio. Il villaggio era circondato da una rigogliosa foresta e verso l’orizzonte era possibile scorgere il palazzo reale posto strategicamente in cima a una collina.
La vecchietta amava fermarsi in quel punto preciso e ammirare il castello perdendosi nei ricordi. Gli abitanti del villaggio raccontavano storie di fantasmi che infestavano le sale del castello, ma lei non li aveva mai visti e non aveva mai sentito la loro presenza.
Quando il sole cominciò a tramontare, finalmente si destò e si diresse verso casa pronta a preparare una succulenta cenetta, ma non appena cominciò a mettersi ai fornelli, sentì qualcuno bussare alla porta.
Era strano che qualcuno venisse a cercarla a quell’ora, di solito i suoi clienti venivano la mattina presto e le sue amiche non passavano mai quando fuori era buio.
Afferrò saldamente il bastone e socchiuse leggermente l’uscio.
Una figura mantata di nero, che si confondeva nell’oscurità, le si parò davanti e per poco lei non svenne per lo spavento. Poi, però, lo strano individuo parlò e con un filo di voce chiese:
- Ho bisogno del vostro aiuto.
L’anziana donna allora riconobbe la voce della giovane donna e si fece subito da parte per farla entrare.
La donna una volta entrata si gettò tra le braccia della vecchietta in cerca di conforto.
- Coraggio bambina mia, adesso raccontami tutto.
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