Nient’altro che un oggetto
di Chiara Zanini
Restare immobile, stesa su quel pagliericcio fin troppo confortevole, le era diventato insopportabile. Così come alzarsi e camminare avanti e indietro, fermarsi e rimettersi seduta. Perfino fissare il soffitto della stanza che le avevano assegnato, troppo bianca e troppo vuota, era un tormento al di là delle sue forze.
“Se solo potessi stare un po’ fuori” pensò, cambiando per l’ennesima volta posizione sul giaciglio e tergendosi con il dorso di una mano il sudore che perfino un movimento così fiacco le aveva provocato. Prendere una boccata d’aria e vedere il cielo azzurro sarebbe stato un sollievo. Magari avrebbe potuto concedersi anche il lusso di una passeggiata, per osservare il via vai della gente, elfi, mezzelfi, padroni e schiavi…
Si tirò su di scatto, per quanto le consentiva la sua mole, stringendo le mani a pugno.
Lei non era una persona: era un oggetto. E se solo si fosse azzardata a mettere il naso fuori da lì, le persone che di sicuro la stavano cercando per tutta la città l’avrebbero beccata ancora prima che avesse completato la lunga scalinata in marmo bianco del Tempio.
Inspirò a fondo, cercando di calmarsi. Non era più padrona del proprio corpo; le bastava un nonnulla per farle battere il cuore così forte da rischiare di sfondarle il petto.
Le arrivò alle narici una zaffata dell’odore dell’infuso di silfio, che la calmò. Doveva resistere ancora per un poco. Appena pochi giorni, forse ore, e il suo tormento avrebbe avuto fine.
Si irrigidì quando sentì un paio di voci, nel corridoio di fianco alla sua stanza. Una era quella donna compassionevole che l’aveva accolta come una figlia. Ma l’altro…
Il terrore le ghiacciò ogni muscolo, tanto che non riuscì nemmeno a mettersi in piedi.
L’altro era un uomo.
Ed era venuto a prenderla.
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