Sotto il manto informe della nebbia

di Spartaco Mencaroni

Sotto il manto informe della nebbia, la distesa scura della vallata dormiva nel buio, rischiarata dalla luce lunare che occhieggiava a tratti fra le nuvole. Il percorso dell'antica via si intuiva appena: agli occhi esperti dell'uomo appariva come una linea spezzata immaginaria, che serpeggiava fra le alture, verso nord, congiungendo gli aloni biancastri dei rari villaggi.
Castore sbatté gli occhi, che stentava a tenere aperti, e si morse con forza il labbro inferiore per scacciare il sonno: anche se il Passo di Altanebbia era sicuro, non avrebbe mai permesso alla sua famiglia di trascorrere una sola notte in viaggio senza organizzare i turni di guardia; a  lui toccava il compito di dare il buon esempio.

Quasi in risposta ai suoi pensieri, udì un fruscio leggero provenire dal sentiero alle sue spalle: qualcosa di appena percettibile, che si interruppe subito, per poi riprendere dopo alcuni istanti, continuando nel ritmo lento di un passo furtivo. Rimase immobile, lo sguardo fisso nel buio, ascoltando i rumori avvicinarsi con circospezione. Poi, senza voltare la testa, disse all'improvviso:
- Decisamente, Leila, tu non diventerai mai un sicario!
- Mi hai fatto prendere un colpo! - sospirò la donna, trattenendo un grido. Abbandonando le sue cautele, colmò la distanza che la separava dal marito e si sedette al suo fianco sul ciglio del profondo burrone. - Non riuscirò mai a capire come fai ad accorgerti del più piccolo rumore: sei peggio di un serpente.
Castore non rispose, limitandosi a cingerle le spalle con il braccio. Erano molte le cose del genere che sapeva fare; dopo trent'anni, lei non ne conosceva ancora che una minima parte.
- I ragazzi dormono? - domandò lui.
- Elanor e i gemelli sono crollati appena abbiamo fermato il carro. Jordan ha provato a fare la guardia alle bestie per un po', poi è crollato sull'erba: non ho avuto il coraggio di portarlo dentro, per non ferire il suo orgoglio, e gli ho buttato addosso una coperta.

L'uomo sorrise orgoglioso e strinse più forte la sua compagna. Sotto la stoffa ruvida del vestito, la sentì irrigidirsi leggermente, prima di abbandonarsi al suo abbraccio. Per alcuni minuti rimasero entrambi in silenzio, aspettando la domanda che lei non si decideva a fare.
- È questo il posto, non è vero? - chiese alla fine, sussurandogli dolcemente le parole all'orecchio.
- Sì.
- Merlino lo sa?
- Credo che l'abbia compreso. Adesso sta dormendo?
Nel buio, Leila scosse il capo, poi si rese conto che lui non poteva vederla.
- Credo di no. - rispose. - Ho visto il chiarore della lanterna filtrare dalla sua tenda, prima.
- Allora andrò a parlargli.
Castore fece per alzarsi, ma la mano della moglie lo trattenne.
- Non fare così, Leila. - fece lui, carezzandole dolcemente i capelli. -Sai che non possiamo rimandare ancora.
- Oh mio Dio... ma perché proprio quest'anno? Con tutte le tempeste, quella nuova ondata di febbri suppurative che imperversa nelle paludi, e la carestia... Laggiù sarà pieno di briganti, e le pattuglie degli Inquisitori...
- Merlino sa badare a sé stesso. È diventato un uomo; ed io gli ho insegnato tutto quello che conosco. È pronto, Leila.
Così dicendo, si liberò della sua stretta e si avviò verso il cerchio delle tende, montate intorno al carro, al centro della piccola radura che la luce lunare illuminava quasi a giorno. Alle sue spalle, in silenzio, la donna iniziò a piangere.

Raggiunse la tenda di Merlino ed esitò per un istante, con la mano sospesa davanti all'entrata, evitando di toccarne i lembi.
- Venite, padre. - gli rispose la voce sicura del giovane.
Castore si chinò e varco l'entrata, sorridendo compiaciuto.
- Vedo che la tua abilità nella percezione sensoriale è cresciuta ancora.
- Merito dei vostri insegnamenti. 
Merlino, seduto con le gambe incrociate, continuava a tenere lo sguardo basso, fissando ciò che teneva in grembo e proseguendo il suo lavoro. Suo padre osservò il pezzo di carne fresca,  dove era stato praticato un taglio netto e profondo: una buona metà della lacerazione era stata ricucita a regola d'arte. Il giovane incrociò lo sguardo dell'uomo, sorrise soddisfatto e riprese a suturare, con gesti rapidi e sicuri.
- Stai diventando molto abile anche in questo. La tua formazione è completa, Merlino.
- Ho ancora molta strada da compiere per avvicinarmi a...
- No. -  lo interruppe l'uomo. - Sei pronto, ragazzo. Sei un Curandero.

Merlino non riusciva a smettere di muovere le mani. Quelle parole, quel momento: quante volte se lo era immaginato? Per molte notti aveva sognato di trovarsi lì, davanti a lui, per ricevere la sua benedizione prima di intraprendere la propria missione.  Aveva immaginato di alzarsi in piedi, con lo sguardo solenne, e sollevare una mano per stringere quella del suo genitore e mentore: una stretta virile, da uomo a uomo, che suggellasse la sua maturità e il suo rango di guaritore.
E invece si limitò a sorridere scioccamente, balbettando parole senza importanza, e rimase seduto come un ragazzino impacciato, mentre suo padre gli scompigliava i capelli con affetto.
Alla fine, Castore si alzò per uscire. Sulla soglia della tenda, si voltò e gli allungò una piccola borsa scura, che fino a quel momento aveva tenuto nascosta sotto il mantello.

Merlino sapeva cosa avrebbe trovato al suo interno: conosceva alla perfezione gli strumenti del suo mestiere e i generatori meccanici a dinamo, in grado di alimentarli. Sapeva far funzionare al pieno delle sue potenzialità il piccolo laboratorio microbiologico, il sequenziatore di farmaci, lo sterilizzatore, il radiografo miniaturizzato e gli altri prodigi che quel mondo aveva dimenticato.

Nella luce fioca della tenda, il ragazzo aprì la sua borsa, che da quel momento lo avrebbe accompagnato per sempre. Dal suo equipaggiamento, scelse l'unico oggetto che non aveva ancora visto. Lo trovò più piccolo di come se l'era immaginato, quasi insignificante. Fece scorrere le dita sulla superficie liscia e fredda del vetro, poi trovò il pulsante di accensione. Suo padre doveva averlo caricato per lui, prima di consegnarglielo. Con un trillo musicale, l'antico strumento prese vita e un chiarore azzurrognolo si diffuse nella tenda: quella luce gli avrebbe indicato la vita del suo esilio, accompagnandolo per tutto il resto della vita.

La voce di suo padre lo raggiunse dal buio.
- Partirai domani, Merlino: puoi salutare tua madre e tuoi fratelli, ma fai in modo che il sole ti trovi già in cammino.
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