3000 ab Urbe condita
La Battaglia del Monte Subasio di Mario Piselli
La Battaglia del Monte Subasio di Mario Piselli - (copertina di Michele Scarpone)
Per sconfiggere il drago Bythos e riportare la pace sulla terra, la Chiesa di Roma ha deciso di mettere in campo tutte le sue risorse.
È necessario risvegliare la fede sopita e si deve fare appello anche ai grandi predicatori.
Una squadra inedita messa insieme dai leader alleati parte alla volta di Assisi per convincere un noto Frate Francescano ad abbracciare la santa causa.
Ma gli eroi di turno scopriranno presto a loro spese che il malefico drago e i suoi adepti li hanno preceduti e il Sacro Convento diventerà teatro di uno scontro serrato senza esclusione di colpi.
Quali ancestrali e misteriose forze invisibili si danno battaglia alle pendici del Monte Subasio?
Chi riuscirà ad arruolare fra le sue file Padre Eliano, l’unico predicatore che riesce ancora a smuovere masse oceaniche di fedeli?
Scheda
Titolo: La Battaglia del Monte Subasio
Autore: Mario Piselli
Introduzione: Michele Pinto
Lato B: Lungo le rive del Tevere di Laura Silvestri
ISBN: 978-88-99147-60-0
Formato: epub, mobi e pdf
Prezzo: 1,99€ (0,99€ fino al 30 dicembre 2017)
Lunghezza a stampa: 98 pagine
Genere: 3000 aUc
Recensioni: Anobii, Goodreads, Bookville, Booklikes
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Come in un film
di Laura Silvestri
21 Aprile 2247
Con Roma, il tempo non è stato clemente: in un futuro non troppo remoto, la città eterna pare essere condannata all’eterno caos, all’eterna inadeguatezza. In uno sfrecciare di veicoli cromati in volo sull’asfalto magnetico, la bellezza della Capitale è ancora preda del traffico congestionato, del viavai di turisti distratti alla ricerca di scatti da pubblicare sulla neuro-rete, di pubblicità sempre più invadenti nella loro grafica tridimensionale che invitano all’acquisto dei vaccini anti-invecchiamento, mentre a ogni angolo manifesti inneggiano alla rielezione del Sindaco in carica. Ma in questa Roma di chiese ormai deserte e donne eternamente giovani alla ricerca di avventure, di monumenti trasformati in psichedeliche discoteche, di forze dell’ordine dai mezzi sempre più ristretti e fondi per la ricerca ancora drammaticamente bloccati, qualcosa di impensato accade.
È il tremillesimo compleanno di Roma, e la città non si aspetta il regalo che il destino ha in serbo per lei.
Senza preavviso, il fuoco è ovunque, liquido come il biondo Tevere. Era dai tempi della calata dei barbari che la sua gente non si trovava di fronte a una simile invasione, dalla seconda guerra mondiale che gli edifici storici non subivano tali bombardamenti. Ma non sono velivoli di qualche potenza internazionale a impedire ai romani di uscire di casa e a far temere loro per la propria vita: sono draghi. A dispetto di ogni logica e buon senso, a riprova di ogni scetticismo, basta scendere in strada per vedere come l’inferno abbia riversato dalle proprie viscere i suoi servi, fin nel cuore della città.
Nella notte ormai indistinguibile dal giorno, un uomo fugge e combatte per la propria vita. La sua divisa è quella di un poliziotto, ma l’addestramento che ha ricevuto non può salvarlo dal terrore che gli serra lo stomaco. “Corri, Erico. Corri”, si ripete, mentre la mente inizia a dubitare di se stessa. Non può credere a quel che gli sta accadendo. “So’ inseguito da un cavaliere co’ l’armatura, che me tira addosso palle de foco”. Il sudore gli cola a rivoli dai capelli umidi, sotto il casco-visore che pare dare soltanto informazioni sconnesse e senza senso. “Nun po’ esse.”, si ripete, mentre passa in rassegna il suo scarso armamentario. “Nun po’ esse”. Ma è così. Il cavaliere dall’armatura rossa lo fissa attraverso gli occhi di rubino del suo elmo, le sue parole cantilenanti lo incatenano al suolo. Ma l’istinto di sopravvivenza è forte, anche nel 2247, e il Colosseo in lontananza, coi suoi tortuosi cunicoli, sembra l’unico posto dove poter condurre quella battaglia per la vita ad armi pari.
Dalla posizione privilegiata di Castel Sant’Angelo, dove il Papa versa in un sonno febbricitante a un passo dalla morte, il Cardinale De Vries osserva dall’alto Roma bruciare. “Gente senza fede, questo è il castigo divino per la tua miscredenza.” La carità cristiana si consuma e arde assieme alla città eterna, al ricordo di parole sacre che si perdono riecheggiando lungo navate vuote, svanendo nel profumo antico d’incenso. “Il popolo ritroverà la fede, riscoprirà il valore della Provvidenza e del perdono davanti al Diavolo che sferra la sua offensiva. È la fine del mondo.” La croce al collo del Cardinale non c’è più, e il suo volto è una maschera d’odio e morte, mentre una voce nell’anima lo guida verso il più abominevole dei buoni propositi. “È il tempo dell’ultima crociata. Il tempo dell’Armageddon”.
Un ragazzo corre, i piedi leggeri e lo stomaco dolorosamente vuoto: l’istinto di conservazione lo porta a violare la rete informatica alla ricerca di cibo per sfamarsi, mentre un peso amaro gli schiaccia il petto. Sa che non ci sarà nessuno ad attenderlo a casa, semmai dovesse fare ritorno. Ha visto sua madre bruciare, e la sua migliore amica, di soli diciassette anni, stuprata a morte da un essere abominevole, una furia animale dalla testa di toro. Per le strade, mentre corre, macchine rovesciate e vetri infranti, e ovunque carcasse annerite sui quali i necro-nebulizzatori, gli spazzini di cadaveri, non fanno in tempo a svolgere il proprio lavoro. Dappertutto lacrime, sangue e puzza rivoltante di morte. Come in un film, i suoi occhi scorgono guerrieri in armatura che si scontrano con le forze dell’esercito, centauri e minotauri contro veicoli corazzati, incantesimi di elfi contro le sfere soporifere antisommossa… e nessuno che pensi alla gente rinchiusa negli scantinati. Nessuno che provveda a chi muore di fame e di paura. Il cibo che il ragazzo si procura ha il sapore del fiele, ma un essere insignificante come lui è piccolo abbastanza da non dare nell’occhio mentre si nasconde, e finisce per rubare ben più di un pasto: Zefiro ruba segreti. Segreti che potrebbero salvare la sua gente e la sua sofferente città.
Al Campidoglio, il sindaco de Bonis cammina avanti e indietro come un leone rinchiuso in gabbia… una gabbia dorata, che potrebbe perdere a breve. Le dannate elezioni sono alle porte, e la città sta vivendo il peggior periodo che la storia ricordi negli ultimi tre secoli. “Perché queste rogne devono capitare proprio a me?”, si domanda, mentre si accende l’ennesima sigaretta che i polmoni nuovi di zecca non apprezzeranno. Ma che gli importa? Ha tutti i soldi che gli servono per procurarsene un terzo paio, se gli saranno necessari. Intanto, il gusto amaro del tabacco sembra perfetto per sposarsi con l’acidità nel suo stomaco. L’intercettazione sbagliata, e ogni sua possibilità di essere rieletto svanirà, bruciando insieme a quella stupida città. Venderebbe fino all’ultimo uomo, se soltanto potesse servire a garantirgli un futuro su quella maledetta poltrona, ma non è così. Chiunque sia il nemico che li sta attaccando, non è manipolabile, non è corrompibile. In altre parole, è il suo peggior incubo divenuto realtà.
E intanto la guerra continua, fra ostaggi catturati da entrambe le parti e perdite troppo ingenti da contare. Una giovane linguista, alla ricerca di un modo per comunicare con il nemico ormai fuori controllo, si trova prigioniera di un gruppo di aggressori capitanato da un uomo enigmatico e severo. Il coraggio diventa una merce rara, di fronte alle fauci spalancate di un drago, ma la posta in gioco è alta, e gli occhi scuri del suo rapitore parlano di una storia spietata e al contempo impensabilmente umana. Marta non può sapere come finirà quella sua avventura al campo nemico, sullo sfondo delle rovine di Ostia Antica e del mare solcato dalla flotta di navi nemiche, ma il suo cuore è pronto a qualsiasi prova. Compresa quella più crudele: innamorarsi del proprio aguzzino.
E Marta non sarà l’unica, in un mescolarsi di rabbia e passione, ostilità e fiducia, dolore e piacere, a scoprire quanto l’animo umano possa essere mutevole e traditore: in un infittirsi di trame oscure, nel contrapporsi della furia della vita al fascino carezzevole della morte, la gente di Roma troverà il modo di far fronte a una delle pagine più crude e impreviste della sua sanguinosa storia.
Questo è l’incubo, sospeso tra fantasia e realtà, che attende la città eterna nel suo tremillesimo compleanno.
Questa è la storia che ha inizio nell’anno 3000 ab Urbe condita.
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Tecnologia
di Teresa Regna
Asth non era il suo nome. Era una nano, uno dei più piccoli e brutti, eppure un combattente eccezionale. Perciò lo chiamavano Asth, l’uccisore. Tutti lo rispettavano, ad Ais Cipen.
Da quando era arrivato in quel posto chiamato Roma, però, qualcosa gli rodeva il cervello. Amava combattere, esibiva con fierezza le cicatrici che costellavano il suo piccolo, massiccio corpo, e non gli importava che i Leuchme fossero tenuti in maggiore considerazione solo perché possedevano la magia.
Asth il guerriero, con la magia nelle braccia robuste, capace di far fuori due nemici in un battito di ciglia con la sua ascia, era diventato curioso. I draghi non lo impressionavano affatto: non avevano nessun merito per essere nati enormi, resistenti e sputafuoco.
Quanto alla magia dei suoi concittadini, rispettava chi la possedeva, ma la considerava un’arma come le altre. Quella dei terrestri, invece, lo impressionava.
Non aveva niente da fare, perciò decise di andare a chiedere spiegazioni alla donna che il figlio del Comandante aveva portato all’accampamento. Aveva uno strano oggetto che scriveva quello che gli abitanti di Ais Cipen dicevano, o qualcosa del genere.
Mentre si avvicinava alla tenda della donna, sostenne impassibile lo sguardo incuriosito di Boren, che camminava dalla parte opposta.
– Buona sera, romana – la salutò. O almeno fu quello che Marta capì.
Gli rispose con un elegante cenno del capo. – Vuoi parlarmi?
– Proprio così. Si sentiva un po’ in imbarazzo, di fronte a una donna. Non aveva mai preso moglie: Asth il combattente era timido con le donne, di tutte le razze. Però la curiosità era più forte della timidezza. – Voglio sapere qualcosa sulla magia dei terrestri.
– I terrestri non hanno la magia, ma la tecnologia – lo corresse Marta.
– Ho visto cose che mi hanno sconvolto. Macchine volanti senza ali e senza muso, che sputano fuoco, palline che fanno uscire un fumo pericoloso, soldati che sembrano insetti enormi. Non è magia quella?
– Ripeto: è tecnologia. Marta sorrise, guardandolo come se le fosse simpatico.
– I nani non sono proprio intelligenti – si scusò Asth. – Tecnologia, allora. E che significa?
– Che sono macchine da combattimento costruite in una fabbrica e usate dai soldati.
Asth si illuminò. – Come la mia ascia? L’ha costruita mio padre, e appena sono entrato nell’esercito me l’ha regalata.
– Ecco, appunto – lo blandì Marta.
Asth la ringraziò educatamente. Mentre tornava alla tenda che divideva con gli altri nani, continuava a ripetere tra sé – Tecnologia…
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